Palio di Siena

Palio di Siena

Avevo una decina di anni la prima volta che cominciai a chiedermi il senso di una manifestazione come il palio di Siena.

Una piazza straboccante di persone in preda a delirante esaltazione di massa.

Animali terrorizzati, picchiati, feriti e spesso drogati.

Tutto a vantaggio di un indotto economico senza paragoni per una città che potrebbe vantare origini culturali da record ma preferisci monetizzare il dolore di chi non si può difendere.

Ci siamo abituati nei secoli a spettacoli dove le bestie diventano per alcuni minuti oggetto di scherno, divertimento ed in molti casi dolore.

Lo sfruttamento delle creature non umane rappresenta la base di buona parte dell’economia nazionale quindi appartiene a quei temi “intoccabili” della nostra società:

Per inquadrare meglio questa amareggiante realtà nazionale cito due estratti dal sito della Lav Lega Anti Vivisezione.

In Italia il cavallo è considerato un animale da reddito, ovvero destinato alla produzione di carne.

E’ la specie animale in assoluto più utilizzata e sfruttata dall’uomo: nell’ippica, nell’equitazione, nei maneggi, nella pet therapy, nei palii, dove lasciano perplessi i metodi statistici utilizzati: ricordiamo ad esempio che il cavallo soppresso fuori dal recinto del palio per gli organizzatori non fa parte degli incidenti mortali.

E poi nei circhi, nella vivisezione, nella produzione di pelli, come mezzo di trasporto turistico o da soma, nel mondo dello spettacolo e altro. Quando invecchia, o per qualche motivo cala le sue prestazioni fisiche, si trasforma in animale da macello.

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Il cavallo non ha scelto di fare sport, è l’uomo che ha deciso per lui e lo ha costretto a diventare un atleta. Questo semplicissimo concetto racchiude la realtà dello sfruttamento a cui vengono sottoposti i cavalli nelle varie discipline equestri, alcune delle quali risultano particolarmente pericolose per la salute e per la vita dei cavalli.

Esercizi e percorsi sono affascinanti performance di grazia, vigore e precisione, ma nascondono giorni, mesi e anni di lavoro forzato.
Durante il periodo di addestramento, differente a seconda della disciplina, i cavalli devono infatti imparare – con metodi spesso duri e coercitivi – ad eseguire esercizi e prove che per loro non hanno alcun senso. Il forte stress psico-fisico originato da questa continua pressione li logora, esponendoli a rischi per la salute e per la vita.

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In questi giorni, puntualmente, il rituale medievale rosso sangue / terra di Siena si è nuovamente compiuto all’insegna della peggiore crudeltà; un cavallo è morto durante le prove, molti sono caduti durante la gara riportando ferite in grado di segnare a vita la salute dei partecipanti a 4 zampe.

Ovviamente subito si è levata la voce delle associazioni animaliste che da decenni si battono per l’abolizione di un simile scempio e

persino il Ministro Michela Brambilla ha annunciato una serie di verifiche sulla liceità di certe pratiche preistoriche e senza senso.

Come immaginabile il dio denaro però difficilmente si lascia intimorire dal buon senso e la levata di scudi in difesa della “antica tradizione irrinunciabile” è stata unanime.

Dal Pdl nazionale alla Lega passando ovviamente per il Sindaco di Siena il quale ha minacciato ricorso legale per salvaguardare “valori e passioni di una città”.

Tale reazione mi ricorda la posizione infuriata del sindacato produttori di armi durante il referendum per l’abolizione della caccia il quale contrapponeva il problema occupazionale per le decine di famiglie impiegate nella produzione di fucili e proiettili.

Questa è la nostra civiltà.

Manteniamo le guerre per non disoccupare militari e costruttori di carrarmati.

Permettiamo la caccia per non affamare le povere famiglie di armaioli.

Garantiamo la movida notturna per non intaccare l’economia enogastronomica cittadina.

Rinnoviamo il palio di Siena perchè il Panforte non sarebbe sufficiente a mantenere le auto blu di un Sindaco del Pd

Mi raccomando: tutti pronti ad inorridire per la corrida !


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