Discorso di John Fitzgerald Kennedy
su Massoneria società segrete e libertà di stampa

John Fitzgerald Kennedy

John Fitzgerald Kennedy

Un mese fa un amico giornalista di Milano durante una mia visita dalle sue parti mi ha illuminato sulla libertà di stampa in Italia.

Ha cominciato come tutti i suoi colleghi con giornalini e giornaletti auto prodotti, liberi duri e puri.
Anno dopo anno, terminati i buchi della cintura da stringere, non potendo utilizzare la stessa per impiccarsi, in quanto neo-padre, ha deciso di accettare un posto in una grande testata nazionale con somma gioia della consorte e massima invidia da parte dei colleghi.

Da quel giorno ha iniziato una vita agiata alla quale però si è abbinata purtroppo una alimentazione malsana a base di rospi e bile da ingoiare suo malgrado quotidianamente.

Ecco che quel mondo tanto temuto è diventato improvvisamente a lui familiare; un mondo fatto di menzogne, manipolazioni e collusioni.

Quintali di lettere ed e-mail piene di preziose informazioni e notizie vere, centinaia di telefonate di segnalazione su fatti importanti e determinanti per la nostra società; prezioso materiale inutilizzato in quanto “non coerente alla linea editoriale”.

Linea editoriale significa censura. Basta una telefonata dell’editore ed il pezzo, l’inchiesta che ha richiesto giorni, settimane di lavoro finisce in un cestino cartaceo o informatico che sia.

Mi ha raccontato aneddoti sugli stravolgimenti mediatici attuati in occasione dei grandi avvenimenti della nostra storia che farebbero smettere l’acquisto di quotidiani al più fedele dei lettori.

Oggi viviamo un epoca di grande trasformazione politica e sociale e l’informazione, rappresenta più che mai il quarto potere esercitato sull’uomo.

Mi tornano in mente le commoventi parole di Kennedy sulla libertà di stampa, pronunciate un paio di anni prima del suo assassinio.

Ecco un estratto del nobile discorso che forse gli costò la vita.

Buona lettura

 

LA LIBERTÀ DI STAMPA
Estratto dal discorso del 27 Aprile 1961 del Presidente John Fitzgerald Kennedy
al cospetto dei massimi rappresentanti della Stampa USA (la American Newspaper Publishers Association) riuniti presso l’Hotel Waldorf-Astoria di New York.

«La parola segretezza è in sé ripugnante in una società libera e aperta e noi come popolo ci opponiamo storicamente alle società segrete, ai giuramenti segreti, alle procedure segrete. Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli rappresentati da eccessi di segretezza e dall’occultamento dei fatti superano di gran lunga i rischi di quello che invece saremmo disposti a giustificare. Non c’è ragione di opporsi al pericolo di una società chiusa imitandone le stesse restrizioni. E non c’è ragione di assicurare la sopravvivenza della nostra nazione se le nostre tradizioni non sopravvivono con essa.

Stiamo correndo un gravissimo pericolo, che si preannuncia con le pressioni per aumentare a dismisura la sicurezza, posta nelle mani di chi è ansioso di espanderla sino al limite della censura ufficiale e dell’occultamento. Non lo consentirò, fin dove mi sarà possibile. E nessun membro della mia Amministrazione, a prescindere dal suo alto o basso livello, civile o militare, dovrebbe interpretare queste mie parole come una scusa per imbavagliare le notizie, soffocare il dissenso, occultare i nostri errori o negare alla stampa e al pubblico i fatti che meritano di conoscere.

Chiedo però a ogni editore, a ogni direttore e a ogni giornalista della nazione di riesaminare i suoi stessi parametri e di riconoscere la natura del pericolo che corre il nostro Paese. Solitamente, in tempo di guerra, il governo e la stampa si sono uniti nel tentativo, basato principalmente sull’autodisciplina, di impedire divulgazioni non autorizzate al nemico. In tempo di chiaro ed effettivo pericolo i tribunali hanno confermato che persino i diritti garantiti dal Primo Emendamento debbano sottomettersi alla necessità pubblica di sicurezza nazionale.

Oggi non è stata dichiarata alcuna guerra e, per quanto violento possa essere lo scontro, potrebbe non essere mai dichiarato nel modo tradizionale. La nostra qualità della vita è in pericolo. I nostri nemici dichiarati proliferano in tutto il globo. La sopravvivenza dei nostri amici è in pericolo. Tuttavia, non è stata dichiarata alcuna guerra, nessun esercito ha oltrepassato un confine, nessun missile è stato lanciato. Se la stampa aspetta una dichiarazione di guerra prima di imporsi l’autodisciplina delle condizioni di guerra, posso solo dire che nessuna guerra ha mai rappresentato una minaccia più grande alla nostra sicurezza. Se state aspettando un reale ed effettivo pericolo, posso solo dire che il pericolo non è mai stato più reale e la sua presenza non è mai stata più incombente.

È necessario un cambiamento di punto di vista, di tattiche, di finalità da parte del governo, della gente, di ogni uomo d’affari o leader sindacale e di ogni giornale.

Poiché siamo osteggiati in tutto il mondo da una cospirazione monolitica e spietata che si avvale principalmente di mezzi occulti per espandere la propria sfera di influenza attraverso l’infiltrazione piuttosto che l’invasione, la sovversione piuttosto che le elezioni, l’intimidazione piuttosto che la libera scelta, la guerriglia notturna piuttosto degli eserciti diurni. È un sistema che ha investito molte risorse umane e molti materiali nella costituzione di una macchina efficientissima e perfettamente oliata che combina operazioni militari, diplomatiche, d’intelligence, economiche, scientifiche e politiche.

I suoi preparativi non vengono resi pubblici, ma occultati. Ai suoi errori non vengono dedicati i titoli di testa, ma vengono nascosti. I dissidenti non sono elogiati, ma messi a tacere. Nessuna spesa viene messa in questione, nessuna indiscrezione pubblicata, nessun segreto svelato. In poche parole, la Guerra Fredda viene portata avanti con una disciplina di guerra che nessuna democrazia si augurerebbe o desidererebbe mai di eguagliare. Ciò nonostante, ogni democrazia riconosce le restrizioni necessarie alla sicurezza nazionale e resta da stabilire se tali limitazioni debbano essere osservate più rigorosamente nel caso di un attacco di questo tipo, come anche di una reale invasione e forse non ci sono consigli da dare.

Forse non c’è risposta al dilemma che una società libera e aperta deve affrontare in una guerra fredda e segreta. In tempo di pace, qualsiasi discussione a riguardo e ogni conseguenza, sono dolorose e senza precedenti. Ma questo è un epoca di pace e di pericolo che non ha precedenti nella storia. È dalla natura senza precedenti di questa sfida che nasce il vostro secondo obbligo, un obbligo che condivido. È nostro obbligo informare e mettere in guardia il popolo americano per essere certi che conosca e comprenda tutti i fatti che deve sapere: i pericoli, le prospettive, le finalità del nostro programma e le scelte da affrontare…

Ai vostri giornali non chiedo di sostenere l’Amministrazione, chiedo invece il vostro aiuto nel fondamentale compito di informare e mettere in guardia il popolo americano.

Nutro infatti un assoluta fiducia nella risposta e nella fedeltà dei nostri cittadini a condizione che siano completamente informati. Non solo non potrei soffocare le voci di dissenso fra i vostri lettori, le auspico. Questa Amministrazione vuole essere trasparente nei propri errori, perché, come disse un saggio: «Un errore non diventa madornale finché non rifiuti di correggerlo». Vogliamo assumerci la piena responsabilità dei nostri errori e auspichiamo che voi li indichiate quando manchiamo noi di farlo. Senza dibattito, senza critica, nessuna Amministrazione e nessun Paese può avere successo come nessuna repubblica può sopravvivere.

È questo il motivo per cui il legislatore ateniese Solone definì un crimine per ogni cittadino rifuggire dal dibattito. Ed è questo il motivo per cui la nostra stampa era protetta dal Primo Emendamento l’unica attività in America specificamente protetta dalla Costituzione, che non serve per divertire e intrattenere, per enfatizzare il triviale e il sentimentale, o semplicemente per dare al pubblico ciò che vuole, ma per informare, risvegliare, per riflettere, riconoscere i nostri pericoli e le nostre opportunità, segnalare le nostre difficoltà e le nostre scelte, per guidare, plasmare, istruire e a volte persino per fare infuriare l’opinione pubblica.

Questo significa maggiore attenzione e maggiore analisi delle notizie internazionali,perché non c’è più nulla di lontano ed estraneo, ma tutto è vicino e ci riguarda.

Significa fare più attenzione al capire le notizie e al perfezionarne la divulgazione. E significa che il governo, ad ogni livello, deve onorare il proprio dovere di fornire più informazioni possibili al di fuori dei più stretti limiti della sicurezza nazionale, e questo intendiamo farlo. All inizio del Diciassettesimo Secolo Francis Bacon commentò tre recenti invenzioni che stavano cambiando il mondo: la bussola, la polvere da sparo e la stampa. Ora che i legami tra le nazioni tracciati all inizio dalla bussola ci hanno resi tutti cittadini del mondo, le speranze e le minacce del singolo sono diventate le speranze e le minacce di tutti noi.

I tentativi di vivere insieme, l’evoluzione della polvere da sparo fino agli estremi ha messo in guardia l’umanità sulle terribili conseguenze di un fallimento. Ed è quindi alla stampa, biografa delle imprese dell’uomo, custode della sua coscienza, foriera delle sue notizie, che ci rivolgiamo per avere forza e sostegno, fiduciosi che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò per cui è nato: libero e indipendente».

John Fitzgerald Kennedy 27 Aprile 1961

1 commento

  1. lunedì 21 novembre 2011    

    interessante, davvero interessante. e difatti condivido ogni parola: già da molto tempo era chiaro che l’occidente industrializzato sarebbe cascato nelle mani di qualcuno. Chiamala massoneria, chiamale banche internazionali, chiamalo Bildeberg…ormai la dittatura economica mondiale è in pieno svolgimento. Prima o poi tutti ci cscheranno,s aremo dominati da quelli del Bildeberg che penseranno a tutto loro…a noi non resterà altro che spendere e spandere per arrcchire i poteri forti con un sapiente lavaggio del cervello.
    Temo proprio che ormai siamo al punto di non ritorno di 1984, il famoso libro di Orwell: mi viene in mente la famosa scenda dell’inquisitore che Winston Smith riteneva suo amico, O’Brien che gli ricorda di aver scritto che “due più due fa quattro. assodato questo ne conseguono tutte le libertà.” Ma O’Brien gli fa notare che non sempre 2+2fa 4, qualche volta fa pure 5: se io ti dico che 2+2 fa 5 tu ci devi credere perchè è così, non hai nulla in mano per provare il contrario. E quindi la menzogna diventa realtà, un fatto indiscutibile come il sole che sorge e tramonta….

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Adriano Casissa

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